Abbiamo imparato dalle lucciole a misurare lo stato di salute dell’acqua.
Cosa vuol dire? Andiamo passo dopo passo.
L’Università di Bologna ha inventato un modo di controllare se l’acqua che beviamo contiene inquinanti facile da usare, alla portata di tutti.
Basta un foglietto di carta e pochi batteri.
Unendo ai batteri alcune gocce di acqua, i batteri si accendono di luce.
Questa luce fa l’effetto di un semaforo: a seconda della sostanza inquinante presente nell’acqua, si accende una luce diversa.
Semplice. Grazie a questa scoperta l’Università svilupperà un sistema da mettere a disposizione di agricoltori e del Consorzio che si prende cura del Canale Emiliano Romagnolo (CER).
Ma sarà anche a disposizione dei cittadini, a basso costo.
Perché le lucciole?
Abbiamo detto che abbiamo imparato dalle lucciole.
Negli anni settanta i ricercatori di Bologna hanno cercato di capire perché le lucciole si accendono di notte.
Hanno prelevato campioni di Dna per cercare l’interruttore di quella che gli scienziati chiamano “bioluminescenza”.
La bioluminescenza esiste in molte specie naturali: in alcuni funghi, in alcuni pesci, ad esempio.
Dalle ricerche degli anni settanta si è arrivati oggi a capire quale reazione chimica produce la luce negli organismi viventi.
Oltre a capire come funziona, il meccanismo naturale di produzione della luce è stato ricostruito in laboratorio.
Da questa scoperta è nato il nuovo modo di analizzare la salute dell’acqua, ma altre scoperte e applicazioni sono pronte ad essere realizzate.
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Foto: Pexels.com CC
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