Le acacie e i tannini.
Negli anni Novanta uno studioso dell’ambiente (ecologo) ha scoperto che le piante comunicano tra di loro.
Si chiamava Van Hoven ed era sudafricano.
Van Hoven osservò un fatto curioso.
Quando una giraffa mangiava foglie di un’Acacia, questa pianta iniziava a produrre tannini.
I tannini sono sostanze che possono danneggiare gli animali.
Gli animali, quindi, mangiano meno foglie della pianta che produce tannini.
I tannini dunque difendono le piante.
Le acacie e l’etilene.
L’Acacia, però, non si limita a difendere se stessa.
Lo studioso notò, infatti, che l’albero emanava nell’aria un gas: l’etilene.
Le Acacie che sono nelle vicinanze possono percepire questo gas.
Il gas avverte le Acacie della presenza di animali erbivori; le Acacie si mettono a produrre tannini.
La comunicazione chimica è uno strumento di difesa.
Questo meccanismo di comunicazione chimica permette alle Acacie di organizzare una difesa collettiva.
In questo modo diminuisce il danno prodotto dagli erbivori.
Questa risposta coordinata ci dice che le piante non sono organismi passivi.
Si occupano, infatti, in modo attivo della loro sopravvivenza grazie alla comunicazione chimica.
Gli animali erbivori sentono che le foglie, a causa dei tannini, hanno un gusto cattivo.
Si spostano quindi in un’altra zona: in questo modo gli alberi si salvano.

L’intelligenza dei vegetali.
Le piante di Acacia in Africa dimostrano che la comunicazione non è un’esclusiva degli animali.
Se le piante comunicano e sono in grado di organizzare una difesa collettiva è evidente che hanno una forma di intelligenza.
Questo fatto ci ricorda quanto poco sappiano davvero della natura.
Foto di Aliyah Davis su Unsplash.
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