Il fatto.
Il 20 febbraio l’esercito thailandese ha liberato circa 7mila persone che lavoravano in condizione di semi-schiavitù in una città al confine con il Myanmar, l’ex Birmania.
Tra le migliaia di persone arrestate ci sono cittadini di 29 paesi, tra cui anche Filippine, Kenya, Brasile e Repubblica Ceca.
Lavoravano nelle “città della truffa”.
In questa zona ci sono, infatti, molte città della truffa (scam cities, in inglese).

Che cosa sono.
Le città della truffa sono vere e proprie città di recente costruzione.
Sono città molto moderne con casinò, hotel e uffici dedicati alle truffa online.
Sono soprattutto in Myanmar (l’ex Birmania), in Cambogia e in Laos.
Sono presenti, però, anche in India, Dubai e Georgia.
Le truffe delle città della truffa.
Da queste città della truffa partono molte chiamate su WhatsApp e sulle chat dei social.
L’obiettivo di queste chiamate è “agganciare” le persone da truffare.
Chi telefona propone alle potenziali vittime raggiri sentimentali, o finti guadagni economici, o richieste di aiuto da parte di parenti e amici.
Le vittime abitano soprattutto negli Stati Uniti e Cina, ma anche in Europa.
Chi lavora nelle città della truffa.
Secondo un centro di ricerca del Congresso americano, le persone che lavorano nelle città della truffa sarebbero 300mila solo nella regione attorno al fiume Mekong.
Ci sono però città della truffa anche in altri Paesi asiatici.
Alcuni dei truffatori lavorano volontariamente.
Quasi tutti i truffatori, però, arrivano in queste città perché rispondono a falsi annunci di lavoro.
Quando arrivano, gli organizzatori tolgono loro passaporto e telefono; li chiudono in enormi capannoni e li costringono a lavorare per portare avanti truffe.
Molti lavoratori hanno raccontato di aver subito violenze, torture e omicidi.
Chi finisce a lavorare in questi centri, infatti, non è libero di lasciarli, se non dopo aver raggiunto un obiettivo economico prefissato.
Chi non raggiunge l’obiettivo viene picchiato, chiuso in celle buie, torturato con scariche elettriche.
Come agiscono questi truffatori.
I capi istruiscono i truffatori su i modi per conquistare la fiducia delle potenziali vittime.
Usano manuali di psicologia per insegnare le tecniche di manipolazione psicologica.
L’obiettivo è rendere la vittima dipendente dal truffatore.
Prima regola: mai avere fretta, conquistare confidenza con la vittima a piccoli passi, senza destare sospetti. Seconda regola: carpire più informazioni possibili sulla possibile vittima e utilizzarle per rafforzare la fiducia.
Infatti, una volta creato un finto rapporto di fiducia e amicizia sarà più facile ottenere il numero di conto corrente, o somme di denaro.
GASA (Agenzia Globale Anti truffe) valuta che il giro di affari delle città della truffa sia di 100/300 miliardi di dollari ogni anno.
Ora le persone liberate a febbraio hanno difficoltà a tornare a casa per mancanza di denaro e continuano a vivere nei capannoni in condizioni precarie.
Foto di Towfiqu barbhuiya su Unsplash.
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