Nel film una vicenda femminile ambientata in Danimarca nell’immediato dopoguerra racconta le conseguenze della guerra.
Marie, interpretata da Mathilde Arcel, sta per sposare Christian, un ricco vedovo per cui lavora come domestica e bambinaia.
Marie vede nel matrimonio la possibilità di diventare finalmente la signora della casa.
Ma un segreto rischia di distruggere il futuro che si è conquistata.
Durante l’occupazione tedesca, infatti, ha avuto una relazione con un soldato nemico.
Mentre l’Europa celebra la fine della guerra, il passato torna a perseguitare Marie.
La società di quegli anni , infatti considerava le relazioni tra donne e soldati occupanti un tradimento dell’identità nazionale.
Il film si ispira alle vicende delle cosiddette “collaboratrici orizzontali”.
Racconta la persecuzione e l’umiliazione pubblica delle donne che ebbero rapporti con i militari degli eserciti occupanti durante la Seconda guerra mondiale.
Con la storia di Marie, la regista parla del corpo femminile come terreno di controllo e punizione.
Il desiderio femminile si trasforma, infatti, in una colpa.
Il film è una riflessione sul potere, sull’ipocrisia e sulle conseguenze della guerra che non appartengono soltanto al passato.
La regista del film è May el-Toukhy, una regista danese nata nel 1977.
È figlia di di un informatico egiziano e un’assistente sociale danese.
La protagonista femminile del film Mathilde Arcel ha vinto per la sua interpretazione di Marie la Coppa Volpi come miglior attrice protagonista.
Il film è l’unico film presente a Venezia diretto da una regista donna.
I film in concorso erano 21.
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