28 Novembre 2018 |

Tempo di lettura: 15'

TENSIONE SUL MAR NERO E AZOV

  • La crisi in atto nel mare d’Azov ha origini lontane, fin dal tempo della prima guerra mondiale quando nella conferenza di Versailles in vincitori si spartirono il mondo.
  • La Crimea si trovò al centro di questi accordi, ma rimase un punto provvisorio insoluto e quindi si è trascinato fino ai giorni nostri.

  • Uno scenario che vede impegnati da una parte l’Europa, la Nato degli Stati Uniti, dall’altra la regione russa della CSI (comunità di Stati indipendenti).
  • Completa lo scenario il giornalismo di parte, un soggetto a cui dobbiamo rassegnarci.
  • Oggetto delle controversie sono sempre le solite, il diritto del mare, i commerci navali e stradali e le riserve energetiche, gas e petrolio e le tubazioni per l’esportazione, il resto sono motivazioni che fungono per specchietto per le allodole.

  • Ricordo i viaggi in quelle zone sulle navi petroliere italiane che andavano a caricare il petrolio in Russia nel porto NOVOROSSISK, presso lo stretto di KERCK, ricco di gas e petrolio, due miei viaggi per realizzare un reportage sul delta del fiume Don, in un’atmosfera distesa e cordiale.
  • Questa zona è profondamente cambiata sotto l’aspetto geopolitico, delle popolazioni rivali ucraine e russe inserite nel loro ordine mondiale del 21º secolo.

  • L’incidente dei giorni scorsi, con il sequestro di navi e marinai ucraini arrestati, era nell’aria, la tensione è andata aumentando per diversi motivi: le prossime elezioni presidenziali ucraine, il termine dei lavori del ponte che unisce la penisola di Crimea alla terra ferma russa e l’imminente summit dei prossimi giorni a Buenos Aires dove saranno presente il presidente Putin e Trump.
  • A Buenos Aires si parlerà trattati nucleari, delle crisi regionali in particolare della Siria e del Mar Nero. Questa crisi del Mar Nero era già stata programmata dagli occidentali e ha il sapore di una provocazione a tempo.
  • Al centro del contenzioso c’è il controllo del passaggio nello stretto di KERCH   largo 20 km, strategico per il traffico e per l’approvvigionamento della Crimea, dove la Russia ha costruito un ponte investendo milioni di rubli.
  • Il mar d’Azov è di fatto un bacino del mar Nero in cui da sempre transitano le navi commerciali russe, ucraine e con bandiere di vari paesi.
  • Sul mare di Azov si affacciano almeno quattro porti importanti: quelli ucraini di Maryupol e Berdyansk e quelli di russi di Rostov sul Don e Taganrog.
  • Kiev e Mosca si accusano a vicenda di bloccare alcune navi commerciali in transito, dallo scorso ottobre la situazione è andata degenerando.
  • L’escalation è iniziata quando l’Ucraina  aveva chiesto un miliardo di dollari alla Russia per le limitazioni alla sua attività commerciale.
  • L’Unione Europea (UE) ha spalleggiato la richiesta.
  • ll 26 ottobre ha approvato una risoluzione in cui si minaccia «di rafforzare le sanzioni contro la Russia».
  • ll Parlamento europeo si rammarica che il mar d’Azov sia diventato una nuova dimensione marittima delle bellicose azioni russe contro l’Ucraina.
  • Il 5 novembre la Difesa russa ha annunciato la costruzione di un aeroporto militare a Marine Chulek, a metà strada tra i porti di Rostov sul Don e Taganrog.
  • Il 6 novembre, le navi russe della guardia di confine di Kizlyar e Syktyvkar con sede a Murmansk, sono giunte a Novorossiysk.

  • E lo scorso ottobre le navi «Impeccabile» e «Kerch» si sono mosse verso il Mar Nero e ora hanno raggiunto il mar d’Azov.
  • Il 27 settembre gli Stati Uniti hanno consegnato a Kiev le due motovedette Drummond e Cushing. la flotta del Mar Nero ucraina ha anche spostato in zona le navi «Lubny» e «Nikopol».
  • Oltre all’artiglieria e alla mitragliatrice, queste imbarcazioni blindate trasportano lanciagranate automatiche e sistemi missilistici Barrier-VK, gli ucraini che mirano alla militarizzazione del Mar d’Azov con la creazione di una base navale a Berdyansk e il blocco sistematico di alcune zone del mar d’Azov con la propria artiglieria. Questa e la ricostruzione dei fatti.
  • Per farla breve si tratta di scaramucce preelettorali e scuse per aumentare sanzioni commerciali alla Russia e bloccare questo importante crocevia di gas verso l’Europa.
  • Penso che presto la situazione si calmerà e prevarrà il buon senso, anche se ancora una volta i media internazionali stanno allarmando l’opinione pubblica mondiale raccontando in modo diverso la crisi, situazione mediatica a cui purtroppo dovremo abituarci, che provocano il tifo da stadio dei contendenti.
  • Intanto a complicare le cose in Ucraina e in vigore la legge marziale voluta dal presidente, aumentando la tensione nel Dombass a nord della Crimea. La prossima puntata dopo il vertice di Buenos Aires in Argentina tra i grandi della terra.

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