6 Dicembre 2023 |

Tempo di lettura: 14'

Perché si parla tanto di patto di stabilità

Come funziona questo strumento nato per rendere più solide le fondamenta dell'euro

In queste settimane si parla molto del Patto di stabilità.

Il Patto di stabilità e crescita (PSC) nasce nel 1997 ad Amsterdam.

In base a questo atto gli Stati che fanno parte dell’Unione europea si impegnano a scrivere il proprio bilancio rispettando alcune regole uguali per tutti.

L’obiettivo di queste regole è di rendere solide e stabili nel tempo le fondamenta della nuova moneta unica europea. L’euro nasce infatti tre anni dopo.

Secondo il Patto di stabilità il deficit pubblico non deve essere più alto del 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL).

Il deficit c’è quando lo Stato spende più di quanto riceve dalle tasse.

Il Prodotto interno lordo è il valore di tutto quello che i cittadini e le imprese di un Paese producono in un anno.

In pratica: nel 2023 gli italiani producono 100 euro? Allora lo Stato non può avere debiti per più di tre euro.

Altra regola del Patto di stabilità è che il debito dello Stato non deve superare il 60 per cento del Prodotto interno lordo. Esempio: ho uno stipendio di 100 euro? Il mio debito non deve superare i 60 euro.

L’epidemia di Covid del 2020 ha spinto l’Unione europea a sospendere il Patto per aiutare gli Stati in difficoltà.

Ora l’emergenza è passata e le regole del Patto di stabilità saranno presto rimesse in funzione.

L’Unione Europea sta discutendo se cambiarle o no.

Il Governo italiano, ad esempio, vuole regole meno severe. Ma da Germania e Francia ci sono resistenze.

Approfondimenti

Il Governo italiano ha proposto l’esclusione di alcune voci di bilancio nel calcolo dei parametri del Patto.

Ad esempio, le spese per l’applicazione del PNRR e le spese militari (considerando gli aiuti dati all’Ucraina in guerra).

Il governo tedesco ha rifiutato questa ipotesi.

Il ministro delle Finanze della Germania (Christian Lindner) chiede, infatti, criteri più duri per ridurre i deficit.

Questa scelta comincia  a raccogliere consensi tra gli altri Stati membri.

In sostanza, il governo tedesco mira a ridurre i tempi di rientro del deficit e del debito pubblico.

Non accetta, quindi, la proposta di raggiungere la riduzione di deficit e debito in quattro anni.

La Germania chiede, inoltre, di abbassare il rapporto deficit/PIL dal 3 al 2 per cento. Altro che regole meno severe.

La posizione francese è più morbida.

La Francia accoglierebbe, infatti, le richieste della Germania ma mantenendo i tempi di rientro e “tutelando gli investimenti”.

I nodi si ingarbugliano ancora e i tempi per chiudere la partita si fanno sempre più stretti.

commissione europea: economia, finanze e l’euro.

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