10 Febbraio 2024 |

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Il massacro delle foibe e l’esodo degli italiani, una pagina nera della storia d’Italia

Il 10 febbraio è il giorno del ricordo.Nel corso del tempo questa pagina di storia è stata dimenticata. E oggi i fatti realmente avvenuti fanno fatica a trovare una narrazione accettata da tutti
Il massacro delle foibe. Wikimedia Commons

Il 10 febbraio di ogni anno si ricorda il massacro delle foibe e l’esodo degli italiani dalla Dalmazia e dall’Istria. Una tragica pagina di storia avvenuta al termine della seconda guerra mondiale.

Le foibe si trovano nel Carso in un grande bacino, a est di Trieste e in Istria.

Sono cavità che si aprono nel terreno profonde anche decine di metri.

Qui le truppe jugoslave guidate dal maresciallo Tito uccisero e gettarono nelle fosse naturali delle rocce del Carso migliaia di italiani, tra il 1943 e il 1947.

Erano uomini a capo delle amministrazioni locali, militari, ma anche civili inermi.

Il terrore generato dalla notizia del massacro spinse gli italiani residenti in Istria e Dalmazia a fuggire.

La fuga finì soltanto nel 1960.

A lasciare le loro case per paura di altre violenze furono tra 250mila e 350mila persone.

Leggi il discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il nazionalismo

L’area che comprende la Venezia Giulia, l’Istria e la Dalmazia è sempre stata popolata da popoli diversi.

 Italiani, croati e sloveni hanno vissuto insieme per molto tempo in pace.

Prima sotto il governo di Venezia, poi con l’impero degli Asburgo.

Il mito delle nazioni sorto nell’Ottocento ha creato nel tempo una forte diffidenza e il conflitto tra popoli diversi.

Ha fatto crescere il sentimento di chi ha subito un’offesa o un danno e pensa che la propria nazione non abbia sufficiente prestigio in ambito internazionale.

I fascisti

In Italia il mito della nazione raggiunge il massimo di aggressività nel ventennio fascista.

Venezia Giulia, Istria e Dalmazia diventarono italiane nel 1918, dopo la vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale.

Erano territori dove italiani, croati e sloveni vivevano fianco a fianco.

Una convivenza inaccettabile per i fascisti.

A loro avviso, era necessario affermare il primato italiano sugli altri popoli, con una italianizzazione forzata.

Per esempio, bruciando a Trieste il Narodni Dom nel 1920.

Il Narodni Dom era il centro culturale degli sloveni della Venezia Giulia.

Di conseguenza, molti croati e sloveni fuggirono verso la Jugoslavia.

L’occupazione della Jugoslavia

Nel 1941 gli eserciti nazisti e fascisti occuparono la Jugoslavia.

Cominciò così un periodo di deportazioni e massacri.

Tra il 1942 e il 1943 migliaia di persone morirono nei campi di concentramento fascisti, tra cui 1500 tra donne e bambini.

Il peggiore di questi campi fu quello di Arbe, ora in Croazia, creato dai fascisti italiani.

I fascisti, inoltre, occuparono la Slovenia e tentarono di trasformarla in una provincia italiana, con dure repressioni verso le popolazioni locali.

L’8 settembre del 1943, l’Italia dichiarò l’armistizio.

Il fascismo cadde ma il nord Italia fu occupato dai tedeschi.

In Venezia Giulia si creò un vuoto di potere e le truppe jugoslave ripresero terreno.

Violenze contro gli italiani

Cominciò così la feroce ondata di violenza che colpì gli italiani.

Primo obiettivo di Tito furono i fascisti autori dei massacri e chi li aveva aiutati.

Ben presto, però, a morire furono anche i civili, vittime anche di rese dei conti personali.

Ma soprattutto vittime del risentimento di croati e sloveni, prima vittime e ora carnefici.

In migliaia vennero rinchiusi nei campi di concentramento e uccisi.

Altri, fucilati a fianco delle foibe. Altri ancora, gettati vivi nelle voragini.

Da Pola, Gorizia e Trieste gli jugoslavi misero in campi di prigionia 3400 persone nel maggio del 1945.

Solo il 10 febbraio del 1947 ci fu la firma del trattato di Parigi.

A seguito degli accordi, Istria e Dalmazia andarono alla Jugoslavia.

La memoria non trova pace

Nel corso del tempo questa pagina di storia è stata dimenticata.

Motivo: vicinanza geografica, politica internazionale, disinteresse degli storici, …

Nessuna forza politica ha voluto rompere il silenzio.

Un silenzio durato oltre 50 anni.

La ritrovata memoria di questo orribile eccidio ha avuto piena legittimità con la decisione di dedicare il 10 febbraio alla memoria delle stragi e dell’esodo istriano-dalmata.

Ma i fatti realmente avvenuti fanno fatica a trovare una narrazione accettata da tutti.

Visioni politiche diverse si scontrano sui numeri e sulle responsabilità.

A ottanta anni da quei fatti, gli italiani faticano ancora a trovare una memoria comune.

Restano divisi e chiusi nelle nuvole dell’ideologia e del rancore.

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Foto: Wikimedia Commons, Michael J. Zirbes (Mijozi)

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