16 Dicembre 2023 |

Tempo di lettura: 8'

Le violenze sessuali di Hamas sulle donne israeliane

Difficile raccogliere prove certe a 2 mesi dall'attacco del 7 ottobre
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Sembra ormai certo che durante l’attacco del 7 ottobre i miliziani di Hamas abbiano compiuto molti abusi e violenze sessuali sulle donne israeliane.

Gli abusi sono avvenuti sia su donne vive e poi uccise sia su i corpi di donne morte.

Ci sono immagini di donne con i genitali esposti e sanguinanti, ci sono testimonianze dei soccorritori, ci sono video girati dai miliziani e loro confessioni che documentano gli abusi.

Ricordiamo che nell’attacco del 7 ottobre sono state uccise più di 2 mila persone.

Inoltre dopo l’attacco del 7 ottobre ci sono stati, nei luoghi dell’attacco, combattimenti violenti tra soldati israeliani e miliziani che sono durati anche 2 giorni.

Quando i soccorritori israeliani hanno potuto agire si sono comportati come ci si comporta su un campo di battaglia e non sulla scena di un crimine.

Gli obiettivi dei soccorritori sono stati, quindi, l’identificazione delle vittime e la loro sepoltura e non la ricerca di prove di violenze sessuali.

Questo adesso significa che trovare, oggi, prove certe dei singoli stupri non è facile.

Le donne che hanno subito violenza e sono sopravvissute, inoltre, sono poche e sono traumatizzate e non in grado di testimoniare.

Solo il 1° dicembre – a quasi 2 mesi dall’attacco – UN Women (Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile) ha detto di essere «allarmata dai numerosi resoconti di atrocità di genere e violenza sessuale durante tali attacchi».

Gli obiettivi delle inchieste sulle violenze sono 2:

  1. raccogliere prove valide e certi degli stupri;
  2. dimostrare che Hamas ha pianificato e ordinato le violenze.

In passato, infatti, Hamas non ha mai usato queste pratiche nelle sue azioni militari.

Se la responsabilità dell’organizzazione di Hamas fosse accertata si tratterebbe di crimini di guerra.

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