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Le paperelle nell’Oceano

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Un viaggio lungo 32 mila chilometri

  • Nel gennaio 1992 una nave parte da Hong Kong diretta a Tacoma, negli Stati Uniti.
  • Tra le merci che trasporta ci sono alcuni container che contengono animaletti di plastica prodotti in Cina.
  • Ci sono circa 28 mila animaletti di numerose forme e colori (castori rossi, rane verdi, tartarughe blu e papere gialle).
  • Sono giocattoli galleggianti che si mettono nella vasca da bagno per invogliare i bambini a lavarsi.
  • L’azienda che commercializza questi giocattoli si chiama The First Years (Primi Anni, in inglese) e ha sede a Tacoma.
  • Il 10 gennaio una tempesta investe la nave.
  • I container con gli animaletti cadono in mare.
  • Dopo l’incidente gli animaletti si dividono in 3 gruppi.
  • Il primo gruppo si dirige verso l’Alaska, il secondo verso l’Oceania, il terzo verso il Cile.
  • Il primo gruppo, dopo 10 mesi di viaggio, approda in Alaska.
  • Il 16 novembre 1992, 2 persone trovano 111 giocattoli a Sitka, in Alaska: avevano percorso 32 mila chilometri dal punto di partenza.
  • Nel frattempo 2 studiosi degli Oceani iniziano a controllare i movimenti di giocattoli galleggianti; l’obiettivo è studiare le correnti oceaniche.
  • Grazie all’osservazione i due studiosi possono prevedere l’arrivo dei giocattoli sulle coste di Washigton nel 1996 e molte altre tappe del loro viaggio.
  • Nel 1993 la The First Years ha messo una taglia di 100 euro su ogni giocattolo recuperato e inviato a Tacoma.
  • Negli anni successivi flotta di paperelle ha raggiunto l’Oceano Atlantico e le coste della Gran Bretagna.
  • A 20 anni dall’inizio del loro viaggio i ricercatori valutano che circa 20 mila paperelle stiano ancora galleggiando sui mari.
  • È probabile che alcuni esemplari siano finiti in quell’ammasso di rifiuti di plastica galleggiante che nell’Oceano Pacifico copre una superficie estesa come la Francia.
  • La storia delle paperelle galleggianti ha colpito molto e ha ispirato alcuni libri, una storia su Topolino e la pubblicità di un’auto.
  • Questi simpatici animaletti, però, contribuiscono a inquinare il mare che ormai contiene quantità pericolose di plastica.
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