30 Agosto 2026 |

Tempo di lettura: 6'

Il disastro in Nepal spiegato

Una massa di ghiaccio pari a 28 volte il Duomo di Milano ha causato il disastro
l'alluvione nepal spiegata in italiano facile

Mercoledì 26 agosto un’enorme inondazione ha devastato il Nepal e la regione cinese del Tibet.

Oggi 30 agosto le autorità dicono che le persone morte sono più di 700, e le persone disperse sono più di 3mila.

Tre italiani sono fra le persone disperse.

Sono: Marco Ratto, cinquantenne proprietario di un’oreficeria a Rapallo e una coppia italo-svizzera (Patrizia Marziale e Luca Baracchini) che viaggiava dal Tibet verso il Nepal.

Che cosa ha provocato l’inondazione.

Gli esperti hanno spiegato che un’enorme massa di ghiaccio si è staccata da un ghiacciaio dell’Himalaya a circa 5.200 metri di altitudine.

Il ghiacciaio si trova a 65 chilometri a nord di Katmandu, capitale del Nepal.

Il peso della massa di ghiaccio era pari a 9milioni di tonnellate: il peso corrisponde a 28 volte il peso del duomo di Milano.


La massa è caduta per mille metri e potrebbe aver inglobato nella sua corsa altre masse di ghiaccio, acqua e detriti.

Gli scienziati pensano che il cambiamento climatico sia responsabile del disastro.

In che misura sia responsabile è da valutare.

La piana di Simalchaur.

Negli ultimi 20 anni il Nepal ha vissuto un forte cambiamento economico.

Questo fatto ha portato a una grande spopolamento delle campagne.


La piana di Simalchaur fino a 20 anni fa era bellissima e quasi disabitata.

Il suo nome significa “piana degli alberi di cotone” i simal.

In primavera la piana era tutta rossa per i fiori di questo albero.

Un ramo di simal in fiore. Foto di AJOY DAS su Unsplash.

Le scimmie saltavano tra gli alberi.


A Nord di questa piana corre il fiume Trishuli.

Le sue acque potevano produrre gigantesche quantità di energia idroelettrica.

Sono arrivati allora i primi progetti, due grandi dighe, tre impianti.

Il Nepal ha investito centinaia di milioni di dollari; in seguito è arrivato un consorzio sudcoreano e cinese guidato da una multinazionale.

Intorno a questi progetti sono nate baraccopoli.

Gli abitanti di queste baraccopoli scendevano dai villaggi di montagna spinti dalla fame e in cerca di lavoro.

E il lavoro c’era.

Li chiamavano abusivi, senza tetto.

Ora l’onda li ha spazzati via.


Immagine generata da Gemini IA.

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