24 Agosto 2026 |

Tempo di lettura: 7'

Italia. Cosa non funziona nelle azioni per contrastare la violenza contro le donne

In Italia ci sono le leggi per punire il femminicidio ma manca l'attività di prevenzione e protezione
prevenzione femminicidio Italia

Il fatto.

Nei mesi di luglio e agosto in Italia ci sono stati 8 omicidi che hanno la caratteristica del femminicidio.


Dino Keber il 15 agosto (in provincia di Venezia) ha ucciso l’ex compagna Tania Terrin e poi si è suicidato.

L’uomo era già stato denunciato da Terrin e da altre 3 donne in passato.

Questo fatto, in particolare, rende evidente che qualcosa non funziona su quanto fa lo Stato italiano fa per ridurre il numero di femminicidi.


La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia perché le sue istituzioni hanno gestito male le denunce fatte da donne vittime di violenza.

Dal 2017 al 5 luglio 2026 la Corte ha condannato l’Italia 9 volte.

Che cosa non funziona?

Le condanne della Corte europea mettono in luce che in Italia ci sono leggi adeguate per la repressione della violenza verso le donne.

Manca, invece, la capacità di far funzionare bene le leggi per quanto riguarda la prevenzione e la protezione.


La Convenzione di Istambul è il primo strumento internazionale per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne.

Prevede 4 strumenti:

  • 1. perseguire penalmente la violenza;
  • 2. la prevenzione;
  • 3. la protezione;
  • 4. l’attuazione di politiche integrate tra vari soggetti (forze dell’ordine, magistratura, associazioni che si occupano di violenza di genere).

L’Italia è limitata nella prevenzione che richiede – tra l’altro – uno sforzo educativo.

Anche la protezione è insufficiente.

La protezione comprende anche la necessità di informare le vittime dei loro diritti in modo che sappiano dove e come ottenere aiuto.

Anche i centri antiviolenza segnalano queste mancanze.

Dal 2009 una legge obbliga le forze dell’ordine e le strutture sanitarie a informare la vittima sui centri antiviolenza.

Una relazione della Commissione parlamentare sul femminicidio segnala, però, che negli anni 2017 e 2018 su quasi 200 donne vittime di femminicidio solo 5 si erano rivolte a centri antiviolenza.

Quali sono le funzioni dei centri antiviolenza.

I centri antiviolenza sono gratuiti.

Il personale è femminile, specializzato, non giudica ma ascolta.

Aiuta le donne a capire i loro rapporti con uomini violenti e – possibilmente – a prendere le distanze.

Il personale è in grado di valutare bene i rischi delle singole situazioni.

Accompagna alla denuncia e mette a disposizione avvocate competenti e che lavorano gratuitamente.

I centri antiviolenza hanno anche case rifugio quando è necessario che la donna si allontani da casa.


Leggi anche: La nuova legge sull’educazione sessuale nelle scuole.

Foto di Mika Baumeister su Unsplash.

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