27 Marzo 2023 |

Tempo di lettura: 21'

ISRAELE: LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Il Paese in rivolta. Il capo del governo cede e rinvia la riforma
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IL FATTO.

Sono circa 3 mesi che in Israele ci sono manifestazioni di piazza molto partecipate contro la riforma della giustizia.

Le proteste sono avvenute 12 sabati di fila.

Il governo d’Israele vuole, infatti, riformare il funzionamento della giustizia.

Domenica 26 marzo il capo del governo, Netanyahu, ha rimosso dal suo incarico il ministro della giustizia Yoav Gallant.

Gallant aveva proposto di sospendere la discussione sulla riforma della giustizia.

Domenica sera ci sono state manifestazioni contro il licenziamento del ministro.

Lunedì 27 marzo sindacati e settori produttivi hanno annunciato uno sciopero generale.

Scuola e sanità hanno annunciato blocchi.

I sindacati hanno già fermato l’aeroporto di Tel Aviv, il più importante del Paese.

Le ambasciate israeliane nel mondo sono chiuse per lo sciopero di protesta dei lavoratori.

C’è stata una manifestazione con più di 100 mila persone davanti alla sede del Parlamento (Kenesset).

Simpatizzanti di destra nel pomeriggio si stanno muovendo verso Gerusalemme per una contro-manifestazione.

In serata Netanyahu ha rimandato la riforma dopo la Pasqua ebraica e il capo del partito di estrema destra sembra essere d’accordo.

Il Parlamento, infatti, sospenderà i lavori per la pausa di Pasqua e riprenderà l’attività ai primi di maggio.

In seguito a questa decisione i sindacati hanno sospeso lo sciopero generale.

IL GOVERNO D’ISRAELE.

Il governo in carica in Israele è un governo di ultradestra; è attivo dal 29 dicembre 2022.

A capo del governo c’è Benjamin Netanyahu.

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Benjamin Netanyahu (Photo by Amir Levy/Getty Images)

Netanyahu ha già governato per 15 anni (in maniera non continuativa) ed è a capo del Likud, partito di destra.

Oggi il governo è formato dal Likud e alcuni partiti di estrema destra.

Questi partiti rappresentano gli interessi della comunità ebrea ultraortodossa di Israele e dei coloni che abitano insediamenti al di fuori del trattato del 1949 (la Cisgiordania).

I RAPPORTI TRA GOVERNO E GIUSTIZIA OGGI IN ISRAELE.

Lo Stato d’Israele non ha una costituzione, ma solo alcune Leggi fondamentali che regolano i rapporti tra i cittadini e lo Stato e stabiliscono i diritti fondamentali.

Il Parlamento, inoltre, non è diviso in 2 diverse camere (da noi c’è il Senato e la Camera dei Deputati) che servono per equilibrare le scelte del governo.

Il Presidente dello Stato d’Israele, infine, non ha controllo sulle decisioni del governo.

Per questo motivo la Corte suprema rimane l’unica istituzione che può limitare il potere del governo.

Può, ad esempio, annullare ogni scelta del governo o di altre amministrazioni in base alla clausola di ragionevolezza.

Se la Corte suprema decide che una legge o un atto amministrativo è irragionevole può abolirlo.

LA RIFORMA.

1.

Il governo vuole modificare le regole per la nomina dei giudici (sia della Corte suprema sia delle altre Corti).

Oggi una commissione composta da 9 membri sceglie i giudici.

Il governo sceglie solo 4 membri su 9; quindi è in minoranza.

Il governo vuole portare a 11 il numero dei membri e far diventare 8 quelli scelti dalla politica.

In questo modo la politica, nei fatti, controllerebbe le nomine della Corte suprema e delle Corti inferiori.

2.

Il governo vuole poi eliminare la “clausola di ragionevolezza”.

In questo modo la Corte suprema potrebbe solo controllare se una legge rispetta i princìpi delle Leggi fondamentali.

La riforma prevede anche che il governo avrebbe il potere di annullare le decisioni della Corte suprema anche sul rispetto delle Leggi fondamentali.

CHE COSA DICONO DELLA RIFORMA.

Le persone che protestano dicono che la riforma è un pericolo per la democrazia.

La riforma di fatto elimina ogni possibilità di limitare il potere del governo in carica.

Il governo sostiene, invece, che oggi la Corte suprema ha troppa libertà di intervento sull’azione di governo.

Inoltre oggi Netanyahu è sotto accusato di corruzione e la riforma risolverebbe i suoi problemi con la giustizia.

Anche gli ebrei ultrortodossi avrebbero un vantaggio dalla riforma; essi pensano infatti che la Corte suprema vada contro i privilegi di cui hanno goduto fino ad oggi.

Gran parte dei politici israeliani, sia di destra sia di sinistra, sono d’accordo sul fatto che in questo momento il potere giudiziario (Corte suprema) prevalga sul potere del governo.

La riforma, però, produrrebbe però un nuovo squilibrio e non sarebbe per questo la soluzione giusta del problema.

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