6 Giugno 2024 |

Tempo di lettura: 23'

Il mare Artico tra crisi ambientale e interessi economici

Il cambiamento climatico ha accelerato lo scioglimento dei ghiacci nella regione, con conseguenze ambientali, politiche ed economiche di portata globale
mare Artico

Chissà se Frederick Albert Cook e Robert Peary raccontarono la verità quando dissero di aver raggiunto il Polo Nord.

Cook, nel 1908, e Peary, nel 1909, affermarono di aver attraversato la calotta di ghiaccio con una slitta trainata da cani, partendo dalla Groenlandia.

Tuttavia, non raccolsero abbastanza prove per dimostrarlo.

Finirono per accusarsi reciprocamente di aver mentito, ottenendo solo di non essere creduti dalla maggior parte degli scienziati dell’epoca.

Nel 1926, Amundsen e Nobile riuscirono nell’impresa, ma in volo, a bordo del dirigibile Norge.

Andare oltre il Circolo Polare Artico era considerata un’impresa per eroi; o folli, a seconda dei punti di vista.

E oggi?

Cento anni dopo, il mare Artico è al centro di una serie di trasformazioni senza precedenti.

Il cambiamento climatico ha accelerato lo scioglimento dei ghiacci nella regione, con conseguenze ambientali, politiche ed economiche di portata globale.

Le temperature medie nella regione sono aumentate a un ritmo doppio rispetto al resto del pianeta, causando il restringimento costante della calotta di ghiaccio.

Questo ha un impatto diretto sulla fauna e sulla flora della regione, minacciando la vita esistente sopra e sotto il livello del mare.

Inoltre, lo scioglimento del ghiaccio apre nuove rotte di navigazione, utilizzabili non solo per fini commerciali, ma anche militari.

La fine dell’equilibrio naturale provocato dai cambiamenti climatici segna un’importante svolta nell’equilibrio economico e politico del mondo.

Una nuova terra di conquista si offre agli appetiti delle nazioni più potenti del mondo.

Il controllo delle risorse naturali

Con l’apertura di nuove rotte di navigazione, la regione diventa sempre più attraente per le nazioni interessate ad aprire nuove rotte commerciali.

Si apre anche una gara per sfruttare risorse naturali finora inaccessibili, soprattutto grandi giacimenti di gas e petrolio.

La competizione tra le potenze mondiali, in particolare tra Russia e Stati Uniti, si infiamma per il controllo e l’influenza nel mare Artico.

La Russia possiede la maggior parte delle coste artiche e ha avanzato pretese territoriali sulla regione, aumentando la sua presenza militare lungo le nuove rotte aperte dai ghiacci.

Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per la maggiore presenza militare della Russia nella regione e cercano di rafforzare la loro presenza attraverso esercitazioni navali e alleanze con altri paesi artici.

Questa rivalità genera tensioni su scala globale, e l’Artico potrebbe diventare il teatro di futuri conflitti con conseguenze disastrose per l’equilibrio mondiale.

Inoltre, la corsa alle risorse naturali nell’Artico potrebbe ampliare le disparità economiche tra paesi ricchi e poveri.

Sono in corso dibattiti sullo status legale delle acque artiche e sulle risorse custodite nei loro fondali.

Conseguenze sugli equilibri del pianeta

Per la comunità internazionale, lo scioglimento dei ghiacci rappresenta un’opportunità per accumulare nuova ricchezza.

Le classi dirigenti delle grandi potenze e il mondo della finanza calcolano i potenziali guadagni nella “corsa alla conquista dell’Artico”, mentre le persone comuni subiscono le conseguenze dei cambiamenti climatici: alluvioni, siccità, impatti su coltivazioni, risorse idriche, foreste e fauna.

Il mare Artico svolge un ruolo cruciale nella regolazione del clima globale.

Ogni trasformazione al Polo Nord causa cambiamenti nelle temperature, nelle precipitazioni e nei fenomeni atmosferici.

Lo sciogliersi dei ghiacci contribuisce all’innalzamento del livello del mare.

Entro il 2050, migliaia di chilometri di coste finiranno sott’acqua e le correnti marine potrebbero modificarsi.

Il plancton, nutrimento per molte specie marine, potrebbe essere compromesso dall’aumento delle temperature.

Anche le barriere coralline stanno già morendo in molte isole dell’oceano Pacifico.

Le conseguenze per l’Italia

Le conseguenze di questa situazione non riguardano solo le grandi potenze, ma anche paesi come l’Italia, che ha interessi economici e strategici nella regione.

Le rotte commerciali più brevi attraverso l’Artico potrebbero offrire opportunità economiche anche alle imprese italiane, specialmente nel settore del trasporto marittimo.

Ma le conseguenze dei cambiamenti climatici sono evidenti anche nel nostro Paese: recenti alluvioni in Romagna e Toscana, i ghiacciai delle Alpi destinati a sparire, siccità periodiche alternate a violente tempeste, temperature più alte rispetto al passato.

E le nostre bellissime coste potrebbero essere stravolte dalla crescita del livello del mare; se non si interviene per tempo, intere aree costiere, paesi e città rischiano di essere sommerse.

Sta già avvenendo, ora.

L’aumento della temperatura del mare cambia gli equilibri naturali della vita marina.

Intere specie animali scompaiono, altre arrivano dai mari più caldi.

I danni irreversibili prodotti dallo scioglimento dei ghiacci portano i loro effetti in tutto il mondo. Anche nel Mediterraneo.

Fermare la trasformazione climatica del pianeta è ancora possibile, ma il tempo stringe.

La crisi del mare Artico è solo un tassello del quadro complessivo delle condizioni ambientali del pianeta, ma è un tassello di importanza strategica.

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Foto: rawpixel.com CC

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