Mario D’Ortenzi frequenta il Centro della Fondazione Un Passo Insieme di Val della Torre, in provincia di Torino.
Mario ha voluto condividere con le altre persone che frequentano il Centro e con tutti noi di IF alcuni scritti dei suoi anni giovanili.
Noi lo ringraziamo e iniziamo la pubblicazione.
Così si presenta Mario.
Mario D’Ortenzi.
Sono nato a Roma il 15 marzo del 1955.
Undici anni fa, quando avevo 58 anni, sono stato colpito da un ictus.
Ho una famiglia composta da mia moglie e due figli che mi vogliono molto bene e mi danno soddisfazioni su qualsiasi campi vadano ad affrontare, il che è fonte di un gran benessere.
Io sono piuttosto accondiscendente e positivo anche nelle difficoltà.
Tanto è vero che sto affrontando in modo benevolo la malattia.
Mi fa piacere condividere i miei pensieri in quanto per me è importante condividere con gli altri questo mio essere così radicato.
Lettera a …
Forse ti sarai stupito di questa mia lettera, ma sentivo il bisogno di parlarti, di informarti.
Forse di qualche cosa che già sai e sulla quale il tuo pensiero ha trascorso ore di dura e triste contestazione.
In una società che ormai può definirsi futurista le persone vengono ancora giudicate in base ai loro vestiti e non per quello che sono o per quello che valgono.
È vero questo? SÌ?
È ammissibile un atteggiamento del genere? NO!
Vedo dalla tua espressione riflessa qui in questo foglio bianco che non mi sono sbagliato sul tuo conto.
La pensi come me, come me che penso come te.
Desidererei ora essere lì. Si! Li con te. Per parlarti, per sentirti.
Ma dato che chilometri ci separano, ma non la mente, penso a te, ti vedo, ti parlo, qui, qui con me; ed io qui qui con te.
Ed è per questo che rinnovo con te il nostro motto, il nostro sogno ma che ben presto sarà realtà, viva luce, vita!
Ma spero che questa sia una delle prime lettere che ci terranno in contatto.
Ciao ti saluto, immaginando sempre il nostro braccio alzato al cielo, lì svettante, unico padrone dell’infinito, irradiato dalla viva luce della vita, e che esso non debba mai conoscere la triste oscurità della decadenza, dell’ offuscata atmosfera del “non so che”; ma che regni sempre incontrastato unico signore e “padrone padre” di noi e di coloro che sono come noi.
Ciao.
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Foto di Álvaro Serrano su Unsplash
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