9 Gennaio 2024 |

Tempo di lettura: 12'

Essere giornalista a Gaza è molto pericoloso

In 3 mesi sono stati uccisi 108 giornalisti palestinesi.
giornalisti palestinesi uccisi

Il fatto.

Dal 7 ottobre Israele ha ucciso 109 giornalisti palestinesi.

I giornalisti palestinesi sono gli unici che lavorano nella Striscia di Gaza.

Israele, infatti, dal 7 ottobre vieta l’accesso ai giornalisti internazionali.

Wael Dahdouh è il giornalista a capo della sede di Al Jazeera a Gaza.

Il 25 ottobre un attacco aereo mirato contro la sua casa aveva ucciso sua moglie, un figlio, una figlia e un nipote.

Il 7 gennaio nel sud della Striscia di Gaza un raid aereo israeliano ha ucciso Hamza Dahdouh, il figlio fotoreporter.

Aveva 27 anni. Insieme a lui è morto il giornalista Mustafa Thuraya.

Israele e i giornalisti palestinesi.

Il Jerusalem Post, uno dei principali quotidiani israeliani, dice che  Hamza e Mustafa erano solo dei «presunti» giornalisti.

Spiega che per l’Esercito erano «terroristi impegnati in attività che minacciavano la sicurezza» delle forze militari israeliane.

I 2 giornalisti, infatti, avevano alzato in volo un drone (per fare delle riprese dall’alto).

Il Sindacato dei giornalisti palestinesi nel comunicato scritto a poche ore dall’uccisione parla di giornalisticidio.

Gaza è oggi considerata il luogo più pericoloso al mondo in cui fare giornalismo.

Israele ha già bombardato 73 sedi dei media.

Gli iscritti al sindacato dei giornalisti a Gaza sono 1.800.

108 giornalisti uccisi in 3 mesi vuol dire il 9 per cento, circa 1 giornalista ucciso ogni giorno.

In un’intervista a Il Manifesto la giornalista palestinese di Gerusalemme portavoce del Sindacato (Shuruq Asad) spiega che cosa significa essere giornalista oggi a Gaza.


“Significa che puoi perdere la vita ogni minuto, perdere la tua famiglia ogni minuto.

Significa che sei sfollato dalla tua casa, dal tuo ufficio, dal tuo quartiere. Non hai accesso a internet, all’elettricità, al carburante per viaggiare e lavorare.

Significa stare in una tenda al freddo e sotto la pioggia.

Significa che non puoi raggiungere i luoghi che hai diritto di raggiungere. Se vieni ferito non hai accesso a cure mediche. Abbiamo perso un collega appena quattro giorni fa: Israele ha rifiutato di evacuarlo per motivi medici.”

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