15 Febbraio 2024 |

Tempo di lettura: 22'

Il governo Meloni vuole due strutture per i migranti in Albania

In questi campi si farà il controllo dei documenti e si deciderà se accogliere o respingere le persone che chiedono di entrare nel nostro Paese
Due strutture per i migranti. photo-by-sandor-csudai-is-licensed-under-licence-cc-by-nc-nd-4.0-1

Il fatto

Il 6 novembre 2023 la presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni e il primo ministro d’Albania Edi Rama hanno firmato un accordo.

Secondo questo accordo, lo Stato italiano costruirà in Albania due strutture per i migranti in arrivo dalle coste africane.

In questi campi si farà il controllo dei documenti e si deciderà se accogliere o respingere le persone che chiedono di entrare nel nostro Paese.

Come funzioneranno le strutture

Le strutture ospiteranno fino a 3000 persone ogni mese.

L’organizzazione sarà regolata dalle leggi italiane ed europee, anche se l’Albania non fa parte dell’Unione europea.

Il personale che si occuperà delle strutture sarà italiano.

La prima struttura è prevista nel porto di Shengjin, ed è destinata alla prima accoglienza.

La seconda struttura è un vero e proprio centro per il rimpatrio. Infatti, qui saranno inviati i migranti destinati all’espulsione. Sorgerà a Gjader.

Il testo dell’accordo

Il testo dell’accordo è stato pubblicato dal primo ministro albanese sul suo sito internet.

Ha 14 articoli e due allegati.

Il primo allegato indica i luoghi dove costruire le strutture.

Strutture dove fare le procedure d’ingresso, capire se il migrante ha diritto di asilo o se invece deve essere respinto.

Nel secondo allegato sono indicati i rimborsi che lo Stato albanese riceverà dal governo italiano.

L’accordo durerà cinque anni e sarà rinnovato in automatico.

Quando l’accordo sarà approvato in via definitiva, lo Stato italiano verserà 16 milioni di euro all’Albania. In una banca albanese l’Italia verserà un fondo di 100 milioni di euro come garanzia dell’accordo.

Il percorso di approvazione

Mentre il governo italiano cerca una via per evitare il voto in Parlamento, lo stato albanese ha superato Il primo ostacolo.

Infatti, la Corte costituzionale albanese ha approvato i contenuti dell’accordo.

In Albania l’accordo è già stato approvato dalla Camera il 24 gennaio e ora deve affrontare il voto del Senato.

In Italia, invece, il governo pensa di usare un accordo di cooperazione con l’Albania già esistente per evitare che il nuovo accordo passi dal Parlamento italiano.

Ma secondo molti osservatori è impossibile evitare il voto delle Camere.

Inoltre, l’accordo è per molti contro le regole della Costituzione italiana.

La Costituzione, infatti, all’articolo 80 stabilisce che gli accordi internazionali siano regolati con una legge dedicata.

In più, l’accordo è da molti esperti e giuristi considerato poco chiaro e disumano.

Il caso dell’Australia

Nel 2013 in Australia vinsero le elezioni i partiti di centrodestra e si decise di chiudere le frontiere ai migranti.

Le grandi barche piene di persone, simili a quelle che vediamo nel Mediterraneo, vennero fermate dalla guardia costiera.

I migranti furono portati nei campi creati in tre isole dell’Oceano Pacifico: Nauru, Christmas Island e Manus Island.

I questi campi costruiti dagli australiani i migranti vivono ancora oggi in condizioni disumane, aspettando una risposta alla domanda di asilo.

Alcuni migranti sono nei campi da anni.

Le storie dei migranti vengono di solito raccontate da giornalisti o da attivisti.

Ma poche escono dalla viva voce delle persone che vengono rinchiuse in questi campi fuori dall’Australia.

Ed esiste un solo documentario a sostegno delle testimonianze di chi vi è passato.

Oltretutto, da due anni il governo di Papua Nuova Guinea non riceve più il sostegno economico garantito dall’Australia.

Ha chiesto dunque che il campo venga chiuso al più presto.

Sull’isola di Manus sorge uno dei tre campi per migranti creati dall’Australia.

L’isola fa parte di Papua Nuova Guinea.

La causa persa contro lo Stato australiano

Così, un gruppo di avvocati ha cominciato ad usare l’intelligenza artificiale per ricostruire le storie ascoltate dai migranti.

Hanno creato immagini insieme agli stessi migranti per dimostrare il più possibile la realtà vissuta dai migranti stessi.

Gli avvocati hanno poi fatto causa allo Stato ma l’hanno persa.

Hanno allora pubblicato un libro con le storie e le immagini.

Un libro destinato all’opinione pubblica.

Quest’uso delle immagini ha però posto dei dubbi, in quanto era possibile confonderle per vere.

Inoltre, possono le immagini costruite da un racconto, anche se di un fatto vero, avere valore di documento?

Leggi anche: Accordo europeo sui migranti

Foto: Copyright: Sandor Csudai CC

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