COP29 e G20 si chiudono questa settimana avari di passi avanti nel contrasto al cambiamento climatico.
La COP29 in corso a Baku è giunta alle fasi finali di discussione.
Entro oggi era prevista la chiusura e il voto sul documento finale, ma la discussione potrebbe durare fino a domenica 24.
Tra i delegati degli oltre 190 paesi presenti circolano le bozze per la dichiarazione finale.
Questo documento dovrebbe stabilire una strategia comune per affrontare il cambiamento climatico.
“Parlare di soldi è parlare di giustizia”
Un punto importante è quello dei soldi: “Parlare di soldi è parlare di giustizia. Il resto è pura formalità”, scrive Francesco Cotugno sul quotidiano Domani.
Perché ad esempio i Paesi africani spendono già ora tra il 5 e il 9 per cento del loro Prodotto interno lordo nel contrasto al cambiamento climatico.
Perché ad essere i più colpiti dagli effetti del clima impazzito sono i paesi poveri, e i poveri che vivono nelle periferie dei paesi ricchi.
Così, mentre i paesi con meno disponibilità economiche chiedono di investire di più per difendere il Pianeta dalle cause e agli effetti del cambiamento climatico, i Paesi sviluppati come l’Europa frenano.
I Paesi europei puntano a una generica strategia per contenere entro 1,5 gradi l’aumento della temperatura del pianeta, senza tenere conto delle condizioni economiche dei Paesi poveri.
Ma soltanto i Paesi sviluppati possono ridurre gli effetti dell’uso dei combustibili fossili senza investire denaro.
Il contrasto tra ricchi e poveri in questo COP29 nasce da questo: finanziare le azioni da compiere il tutto il pianeta o nascondere la necessità di investire sotto la generica volontà di non superare la soglia di 1,5 gradi.
Servono 1300 miliardi
Il delegato dello stato di Panama ha espresso chiaramente l’obiettivo economico: occorre spendere 1300 miliardi di dollari.
“E questa cifra è già un compromesso”, ha dichiarato.
“Non potete chiederci quanto siamo disposti a scendere dalla nostra richiesta, perché è come chiederci quanti morti a causa del cambiamento climatico siamo disposti ad accettare”, ha concluso il delegato di Panama.
Come raccogliere tanto denaro? Cambiare l’uso dei sussidi sul petrolio e sul gas, una tassa sui 2700 miliardari che ha proposto il Brasile, oppure tassare i guadagni delle aziende che estraggono petrolio e gas.
Alla fine, ci sarà un compromesso. Nessuno vuole essere responsabile di un fallimento.
I paesi ricchi daranno più soldi di quanto volevano dare e i 1300 miliardi resteranno un miraggio.
Stessa delusione dal G20
Nessun progresso concreto sul clima e vaghe dichiarazioni sui conflitti in corso in Ucraina e Medio Oriente.
È infatti un bicchiere mezzo vuoto quello che esce dal vertice delle 20 grandi economie del mondo riunite in Brasile.
Lo dimostra la dichiarazione finale, adottata all’unanimità solo perché annacquata nella parte che avrebbe dovuto individuare responsabilità e fissare impegni da parte degli Stati che ne fanno parte.
Nel documento si indica “la necessità di aumentare i finanziamenti per il clima” ma senza specificare chi dovrebbe sostenere con più impegno le azioni per diminuire l’impatto del cambiamento climatico.
I paesi europei vorrebbero rendere più larga la base dei contribuenti, coinvolgendo paesi coma la Cina e i produttori di petrolio del Medio Oriente.
Ma sul loro coinvolgimento le resistenze sono insuperabili.
Le conclusioni del G20 del Brasile sono un sostanziale passo indietro visto che non è dichiarato l’impegno per “una transizione giusta, ordinata ed equa dai combustibili fossili nei sistemi energetici” compreso invece nell’ultima Cop di Dubai, l’anno scorso.
(fonti: Domani, ISPI)
Leggi anche: COP29 in corso a Baku
Foto: Flickr CC
Ambiente
Notizie dal Mondo
Italia
Costume e Società
Notizie per parlare
SOS Notizie in CAA
Giochi ed enigmi
Cultura e Spettacoli
Spazio Aperto



