20 Novembre 2023 |

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ARGENTINA: IL NUOVO PRESIDENTE È DI ESTREMA DESTRA

Ha vinto
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Domenica 19 novembre in Argentina c’è stato il secondo turno delle elezioni per scegliere il presidente della Rebupplica.

Ha vinto Javier Milei, un politico ultraliberista e di estrema destra e governerà il paese per i prossimi 4 anni.

CHI È JAVIER MILEI.

Milei ha 54 anni ed è NATO a Buenos Aires.

È figlio di una casalinga e di un autista di autobus diventato uomo d’affari nel settore dei trasporti.

Il giornalista Juan Luis González ha raccontato la vita di Milei.

Ha detto che è cresciuto in un ambiente molto violento.

La carriera politica di Milei è cominciata quando era un personaggio televisivo.

Milei,infatti, è un economista di formazione, ed è stato spesso ospite di programmi televisivi.

In questi programmi tv Milei si è presentato come un personaggio impetuoso e con idee forti per portare un cambiamento deciso all’economia e alla politica dell’Argentina.

Questa immagine pubblica ha poi consentito a Milei il passaggio in politica.

PROGRAMMA POLITICO-ECONOMICO.

Milei è stato eletto per la prima volta in parlamento nel 2021.

Dal Parlamento è arrivato in poco tempo a vincere le elezioni presidenziali con il suo partito La Libertà Avanza.

Le sue proposte politiche sono di estrema destra e di libertà individuale senza vincoli.

Il suo programma prevede quindi grandissimi tagli alla spesa pubblica e allo stato sociale.

Milei ha detto di voler privatizzare le aziende pubbliche, la sanità e parte della scuola per portare le spese del governo centrale a meno del 15 per cento del PIL (prodotto interno lordo).

Come ogni politica liberista Milei promette un forte taglio delle tasse e delle regolamentazioni.

La sua visione del mercato come soluzione di ogni problema economico arrivava a prevedere la possibilità di autorizzare la compravendita di organi umani.

Milei ha in seguito ritirato questa proposta.

Milei intende, inoltre, sostituire il peso argentino con il dollaro statunitense, in modo da fermare l’inflazione, cioè “dollarizzare l’economia”.

Molti economisti pensano che questa scelta sia impossibile o dannosa per l’Argentina.

DIRITTI DELLA PERSONA E CLIMA.

Milei è contrario all’aborto che l’Argentina ha liberalizzato nel 2020 e alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Spesso, inoltre, ha tenuto in pubblico atteggiamenti non rispettosi nei confronti delle donne.

Ad esempio in televisione con le giornaliste è più aggressivo che con i giornalisti.

Milei, infine, nega che esista un problema relativo al clima ed è scettico sulle violenze compiute dalla dittatura di Videla negli anni Settanta.

I MOTIVI DELLA VITTORIA.

 Javier Milei ha vinto il secondo turno delle elezioni presidenziali argentine con un ampio margine

Ha avuto, infatti, 11 punti Sergio Massa, candidato della coalizione di centrosinistra Unione per la Patria.

Al ballottaggio Milei ha raccolto 6,5 milioni di nuovi voti che lo hanno portato alla vittoria.

Questo è accaduto perché a Milei è arrivato l’80 per cento dei voti della candidata della destra tradizionale sconfitta al primo turno.

Molti commentatori, inoltre, hanno giudicato inefficace la campagna politica dell’avversario Massa.

Massa, inltre, è il ministro dell’Economia del governo in carica.

Ricordiamo che l’inflazione in Argentina è al 138 per cento, il peso argentino vale sempre meno e quasi il 40 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà. 

Milei ha vinto in 20 delle 24 province dell’Argentina.

L’analisi del voto mostra che hanno votato per lui soprattutto gli elettori dei ceti poveri e i giovani.

CHE COSA ACCADE ORA IN ARGENTINA.

Tra il primo e il secondo turno Milei aveva moderato le sue posizioni più estreme per attrarre il voto degli elettori della destra moderata.

Aveva promesso per esempio di non privatizzare la sanità pubblica.

Il partito di Milei, La Libertà Avanza, ha soltanto 7 seggi su 72 in Senato e 38 su 257 alla Camera.

Milei deve quindi costruire una coalizione di partiti che appoggi il suo governo.

Per ottenere questo risultato sarà obbligato a compromessi rispetto al suo programma più estremo.

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