19 Aprile 2024 |

Tempo di lettura: 17'

Moralisti in consultorio

Il Governo ha portato in Parlamento un disegno di legge per aprire sportelli di ascolto nei consultori, sportelli gestiti dalle associazioni antiabortiste
Antiabortisti nei consultori

Antiabortisti nei consultori.

E’ quanto il partito di maggioranza relativa in Parlamento si appresta a fare, pur con una opposizione di gran parte della società civile che si esprime anche attraverso gli altri partiti della coalizione di Governo.

In Italia ci sono soltanto 1800 consultori, uno ogni 32mila abitanti (Istituto superiore di Sanità 2019).

La legge ne prevede uno ogni 20mila.

Un servizio un tempo efficiente e oggi vittima dall’impoverimento della sanità italiana è oggi nel mirino delle associazioni antiabortiste.

Il Governo ha portato in Parlamento un disegno di legge per aprire sportelli di ascolto nei consultori, sportelli gestiti dalle associazioni antiabortiste.

La scusa del Governo e del partito della presidente Meloni è la presunta assenza di un accompagnamento delle donne alla scelta se abortire o no.

In realtà, il servizio di accompagnamento è oggi garantito da personale specializzato (psicologhe, assistenti sociali) che garantisce il rispetto dell’autodeterminazione delle donne.

L’intento del governo di inserire personale volontario aderente a associazioni di parte è una scelta politica e ideologica, non sanitaria.

I consultori accompagnano le donne nella scelta

Il ruolo dei consultori ha innanzitutto carattere informativo sulla gravidanza, sui diritti di lavoratrice madre e sugli aspetti sanitari della gestazione.

La legge costitutiva dei consultori indica il ruolo di questo servizio nell’assistenza alla donna, contribuendo a superare le cause di una possibile scelta di interruzione della gravidanza (IVG), come avviene oggi con la presenza di personale specializzato.

Prima di rilasciare il certificato da presentare in ospedale, si spinge chi chiede di interrompere la propria gravidanza a valutare la solidità della decisione manifestata.

Sempre meno, sempre più difficile

Intanto, in Italia, il percorso di chi chiede di abortire è lastricato di ostacoli e porte chiuse.

In Basilicata, per esempio, una donna su tre per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza rispettando la legge deve andare fuori regione. 

Nel 2021, In Italia, sono state notificate 63.653 IVG, pari a un tasso di abortività di 5,3 IVG ogni 1000 donne tra 15 e 49 anni rispetto al 5,4 del 2020, uno tra i più bassi a livello globale (dati: Relazione sull’attuazione della legge 194/78, presentata nel settembre 2023 in Parlamento).

Il ricorso al consultorio familiare da parte delle richiedenti è prevalente su tutte le altre strutture sanitarie.

Cresce anche il ricorso all’aborto farmacologico, circa il 48 per cento sul totale.

Infine, il peso dell’obiezione di coscienza dei medici e del personale sanitario.

Sempre nel 2021, si sono dichiarati obiettori il 63,6 per cento dei ginecologi, il 40,5 per cento degli anestesisti e il 32,8 per cento del personale non medico, con grandi variazioni da regione a regione.

E con grandi disagi per le donne.

Il “ricatto del senso di colpa”

L’ingresso forzato dalla legge degli antiabortisti nei consultori è un tentativo di spostare quello che può essere un senso di responsabilità in un “ricatto del senso di colpa”, una “istanza morale propagandata per politica”.

Lo spiega il 19 aprile su repubblica.it la scrittrice Chiara Valerio.

Una legge voluta dal partito di maggioranza relativa nel Parlamento che trova perplessità e prese di distanza nella stessa maggioranza di Governo.

Intanto, nel 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che la regolamentazione dell’aborto sia a carico dei singoli Stati, e non più del governo federale.

All’opposto, la Francia ha appena inserito il diritto di aborto nella Costituzione.

E in sede di Parlamento europeo si analizza la scelta francese per ampliarla a tutta l’Unione.

Leggi anche: Usa: eliminato il diritto di aborto a livello federale

Foto: American Life League CC

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