7 Novembre 2023 |

Tempo di lettura: 16'

MIGRANTI: ACCORDO ITALIA-ALBANIA

L'accordo e i suoi probemi in breve
accordo italia-albania sui migranti in breve

IL FATTO.

Il 6 novembre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro dell’Albania Edi Rama hanno firmato a Roma un “protocollo d’intesa” per condividere in parte la gestione dell’immigrazione.

In una dichiarazione alla stampa, Meloni e Rama hanno detto che l’Albania metterà a disposizione dell’Italia due zone per la realizzare 2 strutture per l’accoglienza dei migranti.

Meloni ha detto che I’Italia gestirà le 2 strutture a proprie spese e sotto la propria giurisdizione.

LE STRUTTURE.

Le strutture potranno accogliere 3mila persone contemporaneamente.

Le strutture non potranno ospitare persone fragili (minori o donne incinte).

In una struttura vicino a un porto dell’Albania (Shengjin) si svolgeranno le procedure di sbarco e di identificazione e un centro di prima accoglienza per i i migranti che chiedono asilo.

Nell’entroterra, invece, ci sarà una struttura che svolgerà funzioni analoghe a quelle dei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR).

In questo secondo centro dovrebbero andare solo le persone valutate non idonee per la richiesta del diritto d’asilo.

L’Albania collaborerà con le sue forze di polizia per la sorveglianza e la sicurezza all’esterno di queste strutture.

Il governo italiano dice che in Albania finiranno le persone soccorse dalle autorità italiane coinvolte nel soccorso in mare.

Queste autorità sono la Guardia Costiera, la Guardia di Finanza, o la Marina Militare.

Non andranno quindi in Albania le persone soccorse dalle navi delle ONG.

Il governo dice di volere aprire i due centri entro la primavera del 2024.

In base ai calcoli del governo, nelle strutture in Albania, in un anno, potrebbero transitare fino a 36mila persone.

Dall’inizio dell’anno in Italia sono sbarcate oltre 145.300 persone, secondo i dati  del ministero dell’Interno.

PROBLEMI.

Questo protocollo d’intesa, secondo la maggior parte dei commentatori, presenta molti problemi.

Innanzi tutto ci sono problemi organizzativi.

I migranti soccorsi sono fatti sbarcare in alcuni porti di Sicilia e Calabria e soprattutto a Lampedusa.

Le navi italiane, per portare questi migranti dai porti di sbarco fino in Albania, dovrebbero fare – tra andata e ritorno – un viaggio di circa 1400 chilometri.

Solo le navi della marina militare possono affrontare un viaggio di così lungo; in questo modo il Mediterraneo centrale resta senza navi.

Ci sono soprattutto molti problemi legati al rispetto delle leggi sulle persone migranti.

Ad esempio:

  1. Selezionare i migranti in base alla loro fragilità è contro l’appendice 2.1.10 della Convenzione di Amburgo sul soccorso in mare.
  2. Obbligare i migranti a un viaggio lungo è  esplicitamente vietato dall’articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (CEDU).

La commissione europea, poi, ha chiesto chiarimenti all’Italia sul protocollo. 

I vertici europei vogliono verificare che l’intesa rispetti quanto previsto dal Regolamento di Dublino sulla gestione dei migranti.

Inoltre il presidente dell’Albania Rama, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ha chiarito che «Se l’Italia non riuscirà a fare i rimpatri, dovrà riprendere i migranti» (in Italia).

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